The Köln Concert – Keith Jarrett

Riflessione d’Artista

Dipingere un quadro basandosi sugli accordi musicali (es. Sim7b5) significa tradurre in elementi visivi la sinestesia di un suono sospeso, instabile, malinconico e tipicamente jazz.
Trasformare la struttura e l’emozione di questo accordo semi-diminuito in forme, colori e texture sulla tela è abbastanza impegnativo e, oserei dire, quasi impossibile.
Il tentativo l’ho fatto con il Concerto di Colonia (1975) di Keith Jarrett e devo affermare che è stata un’esperienza affascinante, chiaramente supportato dagli stimoli e dalle note culturali del M° G. Nuzzolo.
Pur lavorando sul mio personale “pentagramma” visivo (tracce di sez. aurea), in cui la partitura e gli equilibri cromatici ispirati dalla musica di Jarrett, ho cercato di vivificare l’atmosfera malinconica e colma di tensione che avvolge il concerto. Così ho giocato molto sui contrasti e sulle assonanze degli accordi musicali che di volta in volta mi hanno incuriosito e hanno determinato una scelta personale.
Chiaramente il riferimento culturale di kandiskiana memoria, sostenuta dalle esperienze musicali di Scriabin, ha dato vita alle mie opere. Ognuna di esse fa riferimento ad una partizione temporale del concerto, che insieme al maestro Nuzzolo abbiamo provveduto a sezionare, individuando gli accordi musicali che poi ho trasformato in colori.
Una vera e propria composizione coloristica dove il protagonista è il colore, gestito con pennellate e/o spatolate molto emozionali, cercando di seguire il ritmo musicale, spesso diverso per ogni frase musicale.
In definitiva è scaturita una produzione di 18 tele cm(90×90) che nell’insieme dà il senso generale del Concerto.
La definizione finale del mio impegno artistico si può riassumere con il titolo della parte finale del concerto “Memories of tomorrow”

Leonildo Bocchino

The Köln Concert e i colori di Leonildo Bocchino

Portare su tela il concerto enorme eseguito da Keith Jarrett nella lontana serata del 1975 nella città di Colonia, al teatro Kölner Opernhaus, è stato più che un lavoro enorme, è stata una vera “visione” da parte dell’artista Leonildo Bocchino.
Tutto nasce sul sentiero di Skrjabin, noto per la sua concezione mistica e sinestetica dell’arte, ovvero la fusione di diversi sensi (suono, colore, profumo e movimento); Skrjabin associava a ogni tonalità e a ogni nota musicale un colore preciso dello spettro luminoso, riflettendo la sua adesione alla teosofia e al simbolismo di inizio Novecento.
Passeggiare sulle strade colorate di Skrjabin vuol dire immergersi in un mondo magico che lascia senza fiato; associare note a colori è ancor più audace, sembra follia o pura magia.
Leonildo Bocchino ha voluto realizzare una utopia: sviscerare le migliaia di note di Jarret e creare una tavolozza multicolore, dove l’armonia musicale si congiunge all’armonia pittorica.
Analizzare battuta per battuta il concerto di Colonia, è stato un lavoro impegnativo e laborioso; non ci si è fermati alle singole note ma si è cercato di dare un corpo alle idee completamente improvvisate di quella serata.
Si sono divise le due parti del concerto in frammenti, si sono analizzate le strutture, si sono sviscerati gli accordi, ci si è imbattuti in forme a volte stralunate, a volte impetuose, a volte sognati: un lavoro che sembrava non finire mai!
Si sono cercate le tonalità che di volta in volta venivano fuori, si sono scelti gli accordi che più rappresentavano i vari momenti dei frammenti, si è cercato di avvicinare due mondi che sembravano molto lontani.
Ogni quadro riflette dell’armonia dell’accordo rappresentato: ogni accordo è stato montato con i colori che Skrjabin pose all’attenzione della gente.
Il grande dilemma è sempre stato come far interagire la visione tonale-coloristica di Skrjabin con l’armonia molto complessa delle note di Keith Jarrett; limitarsi ai colori del circolo delle quinte ci sembrava molto poco utile per districare le idee musicali di Jarrett.
L’ulteriore studio fatto dal M° Bocchino, con collaborazione di amici fidati, ha portato ad una assimilazione e compenetrazione di “luce e musica”, colori e sonorità, equilibro e senso dell’essere, prima musica e poi colore.
Delle due parti del concerto di Colonia si è cercato di estrapolare i punti più interessanti in cui Jarrett combatteva con sé stesso. Frasi altalenanti tra melodia paradisiaca e ritmi luciferini, momenti in cui non riuscivi a tenere più il conto dell’impostazione tonale data a inizio periodo, tra momenti in cui Jarrett ti portava su lidi molto tranquilli, con appagamento anche del senso melodico di quelle frasi nate in un continuo interplay con sé stesso.
Nei quadri del M° Bocchino si evidenzia il grande lavoro fatto, prima di ricerca, di osservazione e di ascolto e poi di coinvolgimento interiore, in un continuo rincorrersi di visione e razionalità, di confronto e sfida con quella tela bianca che chiedeva solo di essere “sporcata”; e, Bocchino ha “sporcato” alla grande tutte quelle tele che oggi formano il corpo dell’opera: “Concerto di Colonia”.
Il refrain che ricorre sempre nella dialettica di Leonildo Bocchino è quel non comprensibile: “il quadro deve suonare”.
E, proprio in questo refrain, si sviluppa e si rafforza il modus operandi di questo artista.
È nella visione onirica di un qualcosa che chiede di essere plasmato e portato a compimento: i suoni si fanno colori, e il tutto diventa “Memories of tomorrow”, come l’atto finale del concerto di Jarrett.


Calvi 11/10/2026

Gerardo Nuzzolo

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Vieni a trovarmi presso lo Studio d'Arte a San Giorgio del Sannio. Solitamente mi trovi impegnato tra tele e colori ma non ho un orario definito e quindi ti chiedo di contattarmi per fissare un incontro.

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