Come nasce Legatività secondo Leonildo Bocchino
«Una svolta decisiva negli ultimi quindici anni è rappresentata dall’accostamento sinestetico tra
pittura e musica. In questa nuova dimensione, il riferimento imprescindibile rimane Wassily
Kandinskij, il quale ha indicato come ogni colore produca un effetto preciso sulle emozioni e trovi
un corrispettivo sonoro.
Non meno significativa è stata per me l’esperienza del compositore Aleksandr Skrjabin, che
concepì una fusione organica tra suono, luce e colore, arrivando a teorizzare uno spartito
cromatico capace di tradurre l’armonia musicale in proiezioni luminose e cromatiche.
A partire da queste suggestioni ho iniziato a sviluppare un ascolto pittorico della musica. Le prime
esperienze nascono dall’ascolto delle grandi opere del melodramma italiano – La traviata, Tosca –
nelle quali ho cercato di tradurre in colore le emozioni della partitura.
Successivamente il percorso si è ampliato verso altri ambiti musicali: i musical (Jesus Christ
Superstar, Grease), la musica sinfonica di Šostakovič, il progressive rock italiano con la PFM e il
Banco del Mutuo Soccorso, fino alle esperienze della musica rock internazionale con i Pink Floyd,
gli U2 e i Dire Straits.
Il jazz è arrivato più tardi nel mio percorso. I miei ascolti erano stati fino ad allora sporadici –
Armstrong, Davis – ma non sistematici. Durante alcune conversazioni con musicisti che
frequentano il mio studio uno di loro mi disse: – Perché non ascolti Paolo Fresu?.
Così mi sono imbattuto nell’album Legacy.
Ed è stato l’inizio di una nuova avventura pittorica.
L’unità minima significativa delle mie opere è costituita da una cella cromatica elementare –
talvolta un quadrato, talvolta un rettangolo o un cerchio – dotata di pregnanza simbolica e forza
evocativa. Questa cella diviene la matrice generativa dell’immagine, condensando valori estetici,
culturali e affettivi.
Le celle cromatiche dialogano tra loro attraverso contrappunti tonali complementari, mentre il
loro sviluppo diacronico si organizza su quello che definisco il mio personale pentagramma
cromatico, costruito secondo rapporti di sezione aurea.
La dinamica dei colori fluttua così in una sorta di partitura visiva, spesso caratterizzata da tonalità
pastello. Il ritmo può essere scandito da graffiti sulla tela realizzati con spatolate a secco oppure da
elementi materici impreziositi dalla sacralità dell’oro.
Come accade nell’improvvisazione jazzistica, anche nelle mie opere il processo creativo parte da
una struttura razionale – partizioni auree, rapporti tonali, armonie prefigurate – ma a un certo
punto l’improvvisazione prende il sopravvento, lasciando spazio alla libertà espressiva.
Il dialogo tra musica e colore continua così a generare immagini. L’iconema della mia pittura è
costituito da forme figurative essenziali che si imprimono nella memoria visiva e ritornano, variate
e intensificate, all’interno di una libertà espressiva sempre rinnovata».
La pittura improvvisata di Leonildo Bocchino nell’eredità sonora di
Paolo Fresu
La mostra personale di Leonildo Bocchino nasce come un omaggio
all’album Legacy(2024) di Paolo Fresu, pubblicato dall’etichetta
discografica Tǔk Music.
Nel progetto espositivo il pittore sannita intende costruire una rete di
connessioni e di legami tra pittura e dimensione sonora, prendendo
avvio proprio da quei colori sinestetici ai quali Fresu si è ispirato nella
titolazione di alcune delle improvvisazioni presenti nell’album.
I dipinti nascono così come gesti pittorici improvvisati, in una dinamica
che richiama il processo creativo del musicista: se Fresu costruisce il
proprio discorso musicale attraverso l’improvvisazione su un tessuto
sonoro in continua trasformazione, Bocchino trasferisce un analogo
principio performativo nella pittura, trasformando il colore in materia di
relazione e di ascolto visivo.
Il termine legatività nasce dall’esigenza di individuare una categoria
capace di restituire in lingua italiana la complessità semantica racchiusa
nel concetto inglese legacy. Più che indicare una semplice eredità o un
lascito, legacy rimanda infatti a un processo dinamico di trasmissione:
ciò che un’opera, un gesto artistico o una pratica culturale consegna al
tempo continuando a generare relazioni, interpretazioni e nuove forme
di vita simbolica.
La proposta di legatività prende forma a partire dall’ascolto e dalla
riflessione sull’album Legacy di Paolo Fresu, progetto musicale
costruito come una trama di incontri, memorie e improvvisazioni
condivise che attraversano l’intera parabola artistica del trombettista. In
questo contesto il titolo non indica soltanto un’eredità, ma piuttosto un
sistema di relazioni vive, sedimentate nel tempo e ancora capaci di
generare senso.
Per rendere tale idea in italiano si è tornati all’etimologia latina
di legacy, riconducibile a legatum, dal verbo legare, nel significato di
“affidare”, “lasciare in eredità”, ma anche “connettere” e “trasmettere”.
Da questa radice nasce il neologismo legatività, costruito per esprimere
la qualità processuale del lascito: non ciò che semplicemente resta, ma
ciò che continua a legarsi al futuro.
La legatività può essere definita come la capacità di un’opera, di un
gesto artistico o di una pratica culturale di trasmettersi nel tempo
generando continuità e relazioni. Essa non coincide con la memoria
statica di un passato, ma con una forma di permanenza dinamica, nella
quale l’esperienza estetica si prolunga oltre il proprio momento
originario, attivando nuove connessioni tra artisti, opere e comunità
interpretanti.
In tal senso, la legatività diviene una possibile categoria
estetica attraverso cui leggere quei processi artistici che trasformano il
lascito in relazione viva, capace di attraversare il tempo.
















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