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La Traviata a Colori ’18

Dal Genius Loci alla Traviata

Luigi Meccariello

Armonia di forme, colori e suoni.

Genius loci, spirito guida del luogo, una entità naturale che sovrintende alla protezione e alla tutela del territorio. Leonildo Bocchino testimonia con la sua vita l’impegno sociale, culturale ed artistico in più direzioni e sempre rivolto alla difesa dei valori che caratterizzano l’uomo di ogni tempo. Bocchino come genius loci, come ricercatore di radici storiche e valoriali del territorio Sannio, territorio inteso sì come entità geografica, ma anche e soprattutto come contenitore di civiltà valoriale e sociale. Dopo le sue spasmodiche ricerche sulla cultura sannita, di cui l’immagine di un guerriero essenzializzato nella sua forma scultorea è diventato il suo logo. Leonildo Bocchino ha rivolto nella sua emozionante ricerca l’attenzione intellettuale ed artistica in più direzioni. Pittore poliedrico, conserva l’entusiasmo adolescenziale per ogni sua avventura stilistica e “narrativa”.Le sue tele diventano, come per incanto, pagine di storia cromaticamente esaltanti.
La sua pittura, sempre corposa e comunicativa al primo contatto visivo, coniuga forma e contenuto, stile e narrativa, volumetria e armonia.
Ha sempre presente nella sua geometria pittorica “la sezione aurea o Divina proporzione” (studi e applicazioni di Fidia, Pitagora, Fibonacci, Leonardo ecc.) di cui è fiero.
Ma quella che è la meraviglia della sua arte è il cromatismo sfavillante dove “i rossi” e” i gialli”, in un’armonica fusione, creano atmosfere quasi oniriche e, per certi aspetti, metafisiche. Le sue foreste di alberi ripropongono paesaggi in cui i tronchi sono una sorta di condizionamento non solo per intraprendere un cammino fisico e materiale, ma anche un viaggio della mente e dello spirito. I rossi sono una esplosione di un mondo spirituale incandescente che sovrasta sia la fisicità che l’impalpabilità della mente. I cromatismi decisi e coinvolgenti danno alle figure una forza tridimensionale affascinante e sostanziale. Leonildo Bocchino nelle sue esperienze passate, nelle sue innumerevoli mostre ha coniugato spesso colori e musica, utilizzando come commento sonoro un invisibile abbraccio dei brani musicali, alcune volte appositamente composte da un’altra schiva genialità musicale che è il maestro Patrizio Bromuro.
Con Leonildo, il maestro di pittura coinvolgente, si è consolidata un’amicizia tale da condividerne le iniziative sempre originali e pedagogicamente utili a quanti, come me, sono affetti dalla curiositas, cioè da quel desiderio di prendersi cura delle cose nuove, di un mondo sconosciuto. La curiositas una tensione dell’anima. Spugna invisibile della mente che assorbe gli aspetti criptati del mondo che ci circonda. Curiositas, come primo segno di vitalità, essa spinge alla scoperta di nuovi orizzonti e di nuove esperienze. E per non smentire se stesso, il maestro spinto dalla sua innata curiositas ha realizzato un mega progetto espositivo per interpretare con pennello e colori, attraverso il suo collaudato stile pittorico, l’opera verdiana de “La Traviata”. Trasposizione impegnativa questa. Le opere in mostra sono caratterizzate da una sorta di mosaico pittorico dal cui è possibile smontare ogni singolo pezzo che vive di una propria autonomia comunicativa. E tutte le tele, unite in un unico percorso, tracciano un racconto visivo di grande fascino e bellezza. Ancora una volta il Nostro impone, e si impone, un rigore narrativo della sua arte, diventando così protagonista, ormai storicizzato, della pittura italiana del nostro tempo.

Il concetto vi dissi, or ascoltate com’egli è svolto
Mario Pedicini

La musica suscitatrice di emozioni, che la sensibilità del pittore traduce in forme e colori: è questa l’idea.
Il concetto vi dissi, or ascoltate com’egli è svolto, chiude il suo intervento il baritono del Prologo ne I pagliacci di Leoncavallo.
Com’egli è svolto si può raccontare nei quattro grandi pannelli, ognuno dei quali è composto da sei quadrati: un puzzle i cui elementi singoli possono bastare a se stessi, potendo ciascuno essere un “quadro” con un soggetto ben definito. Forse è complicato a dirsi, potendosi indurre a pensare ad un rebus. La realtà risulta invece aperta e, si direbbe, solare.
Leonildo Bocchino prepara la trama dell’idea, sul cavalletto la tela in attesa come una donna il suo amante, all’attacco della musica sono pronti pennelli e colori. Sicuro che l’artista ha idea di quello che dovrebbe fare, ma per violare la tela vergine attende il segnale misterioso di una musica, certo conosciuta perché sentita mille volte, ma che ogni volta ti sorprende dettando sensazioni nuove. La musica è La Traviata di Giuseppe Verdi, una storia d’amore ottocentesca la cui protagonista osa rompere ogni canone educativo lanciando con sfacciatezza mai prima vista una perentoria dichiarazione d’amore: Amami, Alfredo…amami quant’io t’amo. Non è una donna che dice sì ad una proposta. E’ una persona che vuole cambiare vita e salire i vertici del sentimento d’amore, un donarsi senza condizioni.
Se questo è il sentimento centrale, che fa di Violetta una eroina da brividi, la musica fraseggia altre circostanze, necessarie nella composizione del melodramma. Leonildo Bocchino affronta anche la figurazione di questi altri momenti: il brindisi, le danze delle zingarelle o dei toreador…
La vena pittorica trova sfogo nella riflessione sulla tela di una eccitazione che è supportata dallo scorrere della musica, magari facendo ricorso all’ampliamento del volume sonoro.
Nello studio di pittore non c’è il tradizionale disordine che uno si aspetterebbe. Quell’ordine è quasi il riflesso di una chiarezza di idee. E di una generosa disponibilità verso la varietà delle tinte. Bocchino non finalizza il suo lavoro verso una utilizzazione scenografica in teatro. Il fatto che la grande scena può essere parcellizzata in un particolare finito e bastante a se stesso è quasi un gioco e non nasconde una finalità pratica: una possibile via d’uscita dei pezzi dalla bottega all’acquirente, che sia però, se non già invasato, disposto a rielaborare lo stesso processo: a casa, contemplare il quadro e perdersi nelle sensazioni aggiuntive suggerite dalla musica.
Ma è, tuttavia, ipotizzabile che da qualche parte del nostro piccolo mondo il grande affresco possa costituire un soggetto atto a dialogare con una orchestra e una compagnia di canto.
Poiché il pittore è già tutto “finito” sulla tela, l’orchestra dovrebbe farsi dirigere dai colori impastati. Miracolo della fantasia, il colore della musica si fa energia per lanciare la pittura nell’empireo del pensiero. Amami, Alfredo…

Dipingere la musica, l’arte sinestetica di Leonildo Bocchino
Enzo Varricchio

«Un mezzo per influenzare direttamente l’anima. Il colore è il tasto.
L’occhio è il martello. L’anima è un pianoforte con molte corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, fa vibrare l’anima»

Vasilij Vasil’evič Kandinskij

Leonildo Bocchino ama le sfide, spinge la sua pittura verso territori inesplorati: l’archeologia, nel ciclo dedicato all’antico popolo dei Sanniti, l’eco-antropologia in “Genius loci”, l’opera lirica in quest’ultima produzione di “La Traviata a colori” dedicata al capolavoro verdiano.
Fu Kandinsky il primo a ritrovare l’armoniosa corrispondenza matematica tra le sette note e i sette colori dell’iride, realizzando opere astratte a partire dagli elementi base di linee, punti e forme geometriche.
LEONILDO, grazie al suo talento figurativo, completa l’interazione biunivoca tra le due arti, mettendo definitivamente la musica in pittura e la pittura in musica.
Sinestesia è vedere colori in ogni cosa: nelle lettere, nei numeri, negli odori, e anche nella musica…
LEONILDO appartiene alla genìa di artisti capaci di rifondare un senso, di dimostrare che la pittura non è morta ma più viva e vitale che mai come mezzo per cogliere l’ineffabile, per catturare l’essenza delle cose.
E così, nei quadri che compongono le sestine degli atti, è possibile intendere il flusso dei colori come uno stream of consciousness, un travaglio interiore che avvicina il pittore alla poesia, anch’essa arte numerica e musicale.
Seguendo il libretto dell’opera, il suo quid letterario, la fusione sinestetica tra le arti è totale: poesia musicata – musica dipinta.
Che dire di Verdi e dei suoi Violetta, Alfredo, Gastone? Ne escono ammodernati e scenograficamente arricchiti.
“La Traviata a colori” di LEONILDO non è una cover della celeberrima verdiana ma, se la fortuna arriderà anche al pittore come arrise al compositore, potrà diventarne un legittimo complemento, una sua iconografia contemporanea.
Or dunque, accendiamo l’apparecchio stereofonico, meglio se in cuffia, rammentiamo il testo del drammatico amore parigino più rappresentato nei teatri del mondo e tuffiamoci nella tempesta sentimentale e cromatica, nel dinamismo futurista dell’ascolto pittorico!

Il linguaggio di Leonildo
Mario Collarile

Qual è il linguaggio dei sentimenti,
il linguaggio delle passioni,
il linguaggio delle emozioni ?

Per Dante furono i suoi versi immortali.

Per Giuseppe Verdi fu la sua musica intramontabile.

Per i Maestri del teatrino di corte della “Città Proibita” fu la magia dei meccanismi di scena delle rappresentazioni riservate all’Imperatrice della Cina.

Per Leonildo, invece, è il colore, l’armonia del silenzio che si trasmette per brividi intensi fino a rapire l’anima in un caleidoscopio di vibrazioni.
Ma il linguaggio di Leonildo non è soltanto il colore;
la sua genialità ha fuso i vari linguaggi concependo una rappresentazione de “LA TRAVIATA”, che da oggi in poi non sarà solo poesia e musica, ma per il suo genio sarà poesia, musica, colore e magia.

I colori della musica
Achille Mottola

Quando a suonare sono i colori.
Sono queste le suggestioni e le emozioni che ispirano i polittici che Leonildo Bocchino, artista a tutto tondo, ha voluto dedicare a una delle opere verdiane più eseguite e amate al mondo.
La Traviata a colori. Ovvero la musica trasfusa su una tavolozza dalle molteplici espressioni. E c’è tutto uno studio intorno al rapporto musica e pittura, una sorta di «apprendistato» dell’anima e dei ricordi, che parte da lontano. I vinili di Tito Schipa senjor ascoltati e riascoltati in gioventù; vocalizzi, arie d’opera diventano consuetudine familiare, patrimonio della sua quotidianità, racchiusi nello scrigno più prezioso ed intimo dei propri affetti. In questo vissuto quante volte la tavolozza si è incontrata con le partiture?
E così, dapprima i suoi dipinti, sono il risultato di ascolto ragionato e si arricchiscono di titoli di pagine beethoveniane o di altri titani della Musica d’ogni tempo. Oggi il cuore del pittore, il suo più intimo afflato culturale, la sua sensibilità incrocia l’opera, il melodramma e produce magie. È su queste piste che nasce il progetto «La Traviata a colori».
Preludio, arie e cabalette del capolavoro di Giuseppe Verdi (1813-1901) sono stati per lui fonte d’ispirazione e compagni di viaggio di questa singolare avventura artistica. Il fascino e la potenza di quest’opera, anche solo raccontata a colori, sono grandissimi. È un lavoro pieno di genio drammatico la ventesima opera di compositore di Busseto, scritta negli anni della grande svolta. Ogni incrocio cromatico descrive il profondo sentire dei personaggi e cava dalla dolorosa vicenda umana, dalla storia di un amore romantico e tragico il desidero di una catarsi che eleva e consola. I colori del pittore sugellano parole e silenzi, pause e respiri non solo della partitura verdiana, ma anche del libretto di Francesco Maria Piave.
Leonildo Bocchino con il suo ambizioso progetto ci dimostra come i suoni, trasformati in flusso di colori, possono aiutarci a raccontare sentimenti e stati d’animo. L’artista sannita ha dipinto, ascoltando ogni nota e ogni respiro, trasformando tutto in colori, 24 quadri (1x1metro) così distribuiti: 6 tele illustrano il primo atto, 12 il secondo atto e il polittico di 6 pannelli il terzo atto. Leonildo Bocchino è riuscito a regalarci ciò che il compositore e pianista russo Alexander Scriabin chiamava «armonie dei suoni», «armonie dei colori». Ad ogni tonalità il pittore associa un colore. Si parte dai caldi toni del giallo e dell’arancio del primo polittico, passando al secondo atto con il verde di una tonalità accesa e chiaramente estroversa – propria del momento della festa, del coro di zingarelle e mattadori – per raccontare la passione della storia tra Alfredo e Violetta, per approdare, infine, al diafano viola che ci rende partecipi della morte della protagonista.
Una morte che nei colori diventa vita che si perpetua e dura per sempre!!!