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Mario Pedicini – Luce è vita

Dare colore ad una realtà spirituale. Questa è l’impresa che Leonildo Bocchino ha affrontato con consapevole baldanza sportiva.
Genius Loci è, peraltro, non soltanto una fortunata sintesi (è latino, non per niente) di un concetto astratto che si deve fare tangibile (se non visibile) nelle azioni. Il Nume tutelare non si vede, ma lo si avverte con le sensazioni di una fede.
Ebbene, Leonildo Bocchino ricorre alla pittura per dare sostanza visibile ad una idea.
Pittore ormai esperto, padrone degli effetti che i colori ci rimandano da una tela o da una tavola, Bocchino realizza con Genius Loci un caleidoscopio che chiede ad altre espressioni artistiche di inserirsi ed integrarsi. Genius Loci è un’opera artistica che si può godere nella sola “sezione” scenografica, proponibile nella sola contemplazioni dei quadri. Ma è anche l’anima di una composizione alla quale possono concorrere altri attori, attraverso altre varietà espressive (musica, recitazione, teatro).
La pittura di Leonildo, però, non è semplice arredo decorativo.
Dalla sua tavolozza discende un filo conduttore, che non potrà mai essere nascosto.
Tutt’altro. La pittura di Leonildo conosce soggetti diversi, ma ha una connotazione immancabile: nel senso che si trova in ogni suo lavoro.
È la luce.
Anche nella rappresentazione di un fitto bosco, v’è la lama di una luce che penetra l’ombra. Non è la luce della tavolozza, è la luce come soggetto, componente essenziale della costruzione pittorica.
Sarà una “firma” della personalità positiva, ottimistica, costruttiva dell’artista. Certo è che la sua fede nella vita, in questo misterioso compiersi quotidiano presso ogni essere abitante la terra, trova nella luce un riferimento preciso e irrinunciabile.
In fondo non ci sarebbe vita sulla terra senza la luce. E il Genius Loci è, per l’appunto, lo Spirito del Luogo, lo spirito di tante vite che formano un luogo, che è a sua volta la casa, il borgo, la campagna, la città.
Qualcuno si è proposto come “luce del mondo”: Leonildo afferra un pezzo di quella luce e ne proietta sulla tela una stimmate.
L’artista scansa la fatuità di certi esibizionismi di successo. Punta a scuotere i sentimenti del “fruitore”, affinché colga la luce, per riconciliarsi con il mistero della vita.