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Giuseppe Romano

La maturità pittorica di Leonildo Bocchino

Ho messo piede ed occhi nel laboratorio di Leonildo Bocchino, il pittore sangiorgese che, dopo anni di studio, ha definito il personale modo di rappresentare sulla tela il mondo che ci circonda.
Muovendomi tra le opere non ho faticato a prendere coscienza di trovarmi di fronte ad una pittura chiara, scoperta che non impone al visitatore la fatica di scovare il significato che la sostanzia, né genera dubbi sull’esattezza interpretativa.
L’offerta pittorica è immediata, la verità è tutta rappresentata e leggibile.
Spostare gli occhi da un quadro all’altro non è uno scatto di fuga ma una gradevole sollecitazione a non smarrire il filo che lega la prima all’ultima rappresentazione, non come scorrere del tempo, ma come ampliamento del messaggio iniziale, fatto di luci, toni e variazioni cromatiche che appagano l’intelletto.
Le opere si presentano in una successione figurativa che non denunzia punti di discontinuità perché realizzate nel rispetto del vecchio principio: il primo quadro è legato all’ultimo, secondo una filiazione vincolata ad un progetto rappresentativo, studiato nella scelta dei soggetti e definito nella cromaticità che li caratterizza.
Ho camminato vivendo momenti di profonda suggestione, suscitati dalla facilità esegetica e dall’aderenza tra geometria e colori che donano ad ogni dipinto una vita tutta propria ma in chiara parentela con il vicino.
Leonildo Bocchino non è un ritrattista e, in questi ultimi lavori non gioca con l’astratto, ma per scelta culturale non rinunzia alla forza della pennellata e alla partecipazione della realtà personale. La sua pittura è un lavoro da cavalletto, lontana da quella retorica che con audaci rappresentazioni scuote la coscienza del visitatore ponendolo in uno stato di agitazione esistenziale.
La mostra, tutta da allestire, offre un interessante quadro d’assieme: le opere composte donano al visitatore ampio spazio per progredire nell’autocompiacimento che nasce allorquando diventa agevole leggere l’arte.
Sono uscito dal laboratorio arricchito e soddisfatto per aver letto una silloge di poesie fatta di immagini sobrie, di allegorie composite, di colori che elevano lo spirito.