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Gianfranco De Benedittis

Ripercorrere il passato per trovare un nuovo linguaggio iconico potrebbe sembrare poco conveniente per chi si propone come unica ricerca estetica quella del nuovo fine a se stesso.
In questa società molti confondono la “modernità” con l’innovazione vista in modo autoreferenziale; per costoro può apparire poco produttivo rivisitare la storia dell’uomo e forse anche inutile avere meditate riflessioni su quanto di buono c’è nel passato più o meno recente.
Ripercorrere poi quello che era il linguaggio estetico dei Sanniti per trarne ispirazione potrebbe apparire, a chi non abbia visto i lavori di Leonildo Bocchino, un tentativo privo di vere possibilità di successo, eppure il mondo dei Sanniti, rivisitato oggi, alla luce degli ultimi studi e dei più recenti rinvenimenti archeologici, offre alle ricerche future spunti fino a qualche tempo fa impensabili.
Da qui la modernità dei dipinti del Bocchino; il nostro autore ha infatti prima degli altri saputo cogliere quanto di moderno c’è nell’arte dei Sanniti; ciò che entusiasma è che questo mondo possa offrire spunti anche per chi vive nella ricerca del linguaggio iconico; nelle sue opere linee, colori, volumi appena riconoscibili nei materiali archeologici relativi al Sannio si trasformano in fonti d’ispirazione che, reinterpretati, offrono nuova linfa allo stesso futuro dei Sanniti.
Attraverso l’assimilazione del loro modo di fare arte e la successiva rielaborazione di quei modelli Leonildo Bocchino riesce a proiettare infatti verso il futuro immagini antiche e nel contempo ci invita a ritrovare la nostra identità storica senza cui non è possibile distinguere le mete da perseguire.