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Clemente Cassese

L’esaltazione pompeiana di Leonildo Bocchino

La catastrofica eruzione del Vesuvio del ‘79 che seppellì Pompei rivive nella magistrale pittura di Leonildo Bocchino. L’artista, come uno straordinario, surreale inviato speciale, segue quei tragici momenti e schizza le scene sconvolgenti di case ed uomini ingoiati dalla lava.
Maestosi edifici, sferzati dal vomito di lapilli infuocati, stanno per essere sommersi dalla lava incandescente. Bocchino, sconvolto dall’ineluttabilità di quell’atroce destino, descrive, con mirabolanti contrasti cromatici, quella tremenda agonia.
Il cielo è illuminato grottescamente da bagliori sinistri, satanici. E’ la fine del mondo.
Il pennello, la spatola del maestro Bocchino scorrono sul taccuino telato che quasi rimbomba degli infernali boati del Vesuvio impazzito che grida come un ossesso vomitando l’anatema eruttivo.
Il pittore resocontista effettua una rapida zumata sulla ieratica figura del poeta che, seduto, quasi impassibile, attende con stoicità l’evento finale. Ma l’Artista sembra non avere tempo da dedicare alla caducità dell’essere umano; egli trema, sconvolto, per quei tesori d’arte, templi, teatri, ville creati da celebrati architetti. Essi si avvalsero di famosi artisti per affrescare quelle pareti che udirono squillanti arringhe, che assistettero a sontuosi banchetti allietati da virtuosismi di esperti musici e dal balletto alato di leggiadre fanciulle.
Il maestro Bocchino, in lotta impari con la distruzione che avanza veloce, sofferma lo sguardo trepidante su delicati puttini, su ricami deliziosi di una ricca greca, su di un prezioso calice riverso, come il padrone che, colpito dalle pestifere esalazioni velenose, ha già abbandonato i beni caduchi e giace immobile. Ormai la lava incandescente che avanza vorticosa nulla può più contro di lui. Eppure, le ceneri, in un caritatevole gesto finale di misericordia, avviluppano quel corpo per conservarlo fino a quando gli scavi, dopo 15 secoli, lo riporteranno alla luce.
Leonildo Bocchino, dopo quasi due millenni da quell’immane tragedia, veste anche il saio del ricercatore, seguace del geniale Maiuri. Riporta al sole la civiltà pompeiana che il Vesuvio cercò di distruggere. lo fa con mirabolanti effluvi di colori che esaltano armoniche figure, alcune possenti, altre sorridenti.
Sfolgorio di austeri personaggi, matrone imbellettate ed ingioiellate, fanciulle festose.
Luci che si riaccendono. Leonildo Bocchino ne è uno degli artefici.