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Dott. Giuseppina Scotti

Nella Sala Mostre dell’AGAF, con il patrocinio del Comune di Grosseto – Assessorato alla Cultura e dell’APT di Grosseto, è in corso di svolgimento la personale di Leonildo Bocchino:

“Nel microcosmo dell’Etruria: Immagini – Suoni- Colori della Maremma”.

E negli ampi quadri di questo Maestro partenopeo “esplodono” i colori di questi luoghi meravigliosi, ma sue sono le intonazioni, suoi gli impulsi dell’anima, quell’anima di artista che si commuove e palpita di fronte agli splendori naturali ed archeologici di questa terra. Egli l’ha saputa scoprire passo, passo, scandagliandone gli anfratti, scoprendone i più riposti paesaggi, ricavandone una suggestione capace di fargli emettere un’armoniosa ridondanza di colori, di significati, di immagini pullulanti stati d’animo intensi.

sono la rappresentazione della sua emozionalità di fine intenditore, che non si perde, in tal modo, nell’oblio della quotidianità, che è subito passato.

Di fronte alle grandi opere di Bocchino sembra di entrare in una dimensione nuova, quasi onirica e tutto sembra tessere un’intrigato- intrigante giuoco cromatico e di linee dividenti il tutto, per poi ricomporlo attraverso due percezioni forti: una sensitiva e l’altra mentale. Il reale spinge l’artista a superare l’orizzonte comune per giungere a “distese” ampie, in cui il dialogo è colerico ed immaginifico e l’osservatore neavverte tutte le cadenze interiori, strane alchimie costruttive, sotterranee rievocazioni, illustrazioni irripetibili di questa singolare e validissima “avventura” pittorica.

E Bocchino ci riconduce sugli archi della memoria e ci narra, una volta in più,la testimonianza etrusca in Maremma, così forte, così presente, così misteriosamente attanagliante.

Cosa vogliono esprimere quelle lettere dell’alfabeto etrusco inserite in un contestorielaborato dalla sua creatività?

Un riaccendersi di voci, di scoperte illuminanti, di inserimenti naturali, di “spiriti guerrieri”, di tramonti, di riflessi, di emergenti vapori e “Segni di antiche genti” a perpetuarne il ricordo e la grandezza.

E sembra di camminare tra i “giardini dell’anima” del Maestro, fra frammenti d’infinito naturale e d’infinito-finito storico, fra cavalli al pascolo e macchie e pietre, sfavillio d’acqua e tronchi consumati, lagune e tramonti infuocati, in una carrellata davvero non comune attraverso un mondo senza tempo, o, meglio, senza età, alla ricerca del bello e del sublime.

E Bocchino ha saputo ben dare risposte precise alla sua visione d’arte sulla Maremma, evocandone memorie e partecipandone contenuti, fedele ai suoi canoni d’interpretazione.

Egli ha saputo creare una pittura molto personale e consapevole della realtà e della storia, uniti in una fusione splendida, dettata da profondo amore, viva osservazione ed acuta capacità di esprimere, anche, il magico mistero del silenzio, che avvolge il popolo etrusco, una popolazione, come è stato detto, allegra, gaudente, piena di iniziative, fervente d’intelligenza, ma celata nel segreto, appunto, delle sue necropoli, dei resti delle sue città.

Grazie a Bocchino per questa splendida carrellata di ” maremmanità” che si estende pure a validissime fusioni in vetro colorato, che altro non rappresentano, con riflessi ancor più materici, i soggetti con tanta dovizia espressi sulle tele, che ci hanno “abbracciato” con una cascata di rosso, verde, blu, arancio, giallo, in un intrecciarsi veramente cosmico, per cui, non più microcosmo, bensì macrocosmo.